In questi giorni d’agosto sono immersa nella natura e mi rilasso nella sua quiete. La pace non manca di certo quaggiù e permette di lasciarsi alle spalle (almeno per qualche giorno) la città con tutti suoi problemi. La meditazione viene favorita, piacevolmente, sotto molti aspetti, udendo i grilli cantare nei prati, godendo del profumo dei fiori, assaporando la dolcezza della frutta matura o, più semplicemente, vedendo il vento ondeggiare tra le fronde dei pini. Sono proprio quest’ultimi a stimolare maggiormente il mio pensiero, infatti spesso mi chiedo quanti anni abbiano e provo ad immaginare il numero delle persone che hanno camminato sotto i loro rami. Se quegli alberi potessero parlare, chissà quali storie avrebbero da raccontare, vicende ormai perdute tra le pieghe del tempo, di cui nessun libro storiografico ha mai parlato, perché non erano importanti come i grandi fatti che hanno cambiato il mondo in cui viviamo. Io, invece, sarei curiosa d’ascoltare i racconti di quei pini. Forse solo per sapere se le passioni e le speranze delle persone, che si sono mosse sotto quelle grandi piante, fossero simili alle nostre ed anche per quanta poca diversità ci fosse tra noi e loro. Gli alberi, però, non sono in grado di pronunciare parole né di parlare, posso solo ascoltare il sussurro del vento che scuote le loro fronde ed immaginare storie di gente che, in tempi diversi, ha lasciato la propria invisibile memoria sotto gli alti pini.



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